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01/10/09

The Player

The Player3

 

Il pizzichìo delle dita sulle corde tese

riecheggia attraverso la notte

che sospira tra gli accordi

di una nuova Canzone.

 

La Melodia comincia a scorrere

tra le vie dell’Anima

volteggiando tra turbini inquieti

come un fiume lungo l’Infinito.

 

Un salto oltre il Confine,

la Dimensione si spande

come un’Onda di Vento portato

dalle Fiamme di un Camino.

 

Non ci sono Orizzonti a delineare

il Limite tra Sangue e Materia,

vortici soffusi di elettricità

vibrano sotto mani di passione.

 

La Musica prende Vita

fra le braccia del Player,

che accarezza le curve della sua Chitarra

come fosse la Regina del suo Regno Incantato.

 

31/05/09

California XII – Prima Parte

Car & Surfboard 02

XII

L’Angelo e la Sirena

Prima Parte  

Siamo nel garage di Bob, e mentre lui carica la tavola da Surf -e una tenda da campeggio azzurra, con i relativi accessori- a bordo, io mi chiedo cosa penserebbe di me, se venisse a conoscenza della natura angelica, che occupa gran parte delle mie visioni di donna innamorata- anche se ai miei occhi, Bob è un Angelo da molto prima che capissi di essere innamorata di lui, ma questo e irrilevante.

Probabilmente, cercherebbe di smentire la mia quasi certezza, o si renderebbe conto di avere a che fare con una matta... ancora più di quanto crede!

Angel Bob, ha appena terminato di agganciare bene Carmilla sull’auto, e senza perdere tempo, facendosi fermare solo dagli stop dei semafori incrociati lungo la città, ha imboccato la A-way che porta fuori Los Angeles, in direzione nord, anticipandomi che il viaggio non sarà breve.

Da quanto ho capito, la spiaggia dalle onde perfette si trova esattamente a metà strada tra la Città degli Angeli e Frisco, in un punto imprecisato della California, che non è segnato neanche sulle mappe.

I viaggi lunghi non mi stancano, anzi, mi piacciono da morire. E farne uno con l’Angelo Rocker, di certo sarà un’altra –l’ennesima- esperienza da ricordare.

-Salvo imprevisti dovremmo essere lì nel tardo pomeriggio- spiega, dopo un paio d’ore d’autostrada.

Considerando la forte distanza che separa L.A. dalla spiaggia incantata, ci fermeremo in quel posto almeno un paio di giorni.

È successo tutto talmente in fretta, da non aver avuto nemmeno il tempo di preparare una borsa e un po’ di provviste.

Ma l’Angelo Surfer mi ha assicurato che prima di raggiungere la nostra meta, ci fermeremo in città per fare un po’ di scorta, alimentare almeno, perché in quanto all’abbigliamento, basterà solo qualche costume da bagno.

-Non vedo l’ora di poggiare la tavola sopra quell’acqua cristallina!- continua, mentre tamburella le dita sul volante, tenendo il ritmo della musica.

-Ma a proposito… Non avevi detto che da anni non assisti a una gara di Surf? Com’è possibile, se sei tu stesso un surfer?- Gli chiedo, ricordandomi di quello che aveva asserito la sera prima.

-Infatti, è cosìrisponde sorridendo, voltandosi verso di me, -Non gareggio, non mi servono premi che ipocritamente ti offrono fama, chiedendoti in cambio di dimenticare il perché hai scelto di sposare le onde… Io voglio solo salire sulla tavola, e sentirla vibrare sotto di me. Mi basta questo per essere in paradiso!

Dopo quest’esauriente spiegazione, non posso far altro che ammirare l’Angelo Surfer ancora di più… Non credo ci siano tante persone così disinteressate alla popolarità, almeno sul pianeta Terra!

Lo guardo e sorrido. Se esiste la perfezione, Bob ne è senz’altro la prova vivente, e penso ancora a quanto sia fortunata ad averlo incontrato, e ad essergli amica, a prescindere da quello che provo per lui.

Siamo usciti dalla A-Way da quasi un’ora, ormai, e abbiamo fatto gli acquisti programmati in partenza non appena siamo arrivati in centro.

Ora ci siamo rimessi in viaggio, imboccando una strada che sembra essere una statale, ma è praticamente deserta, ci sono  pochissimi veicoli che la percorrono, e praticamente, sono solo autoarticolati che trasportano materiale di vario genere, dagli alimentari, alle auto, passando per tutte le altre categorie che ci possono stare in mezzo.

Bob toglie gli occhiali da sole, lasciando scoperto il suo bellissimo sguardo da Angelo incantatore, e da questo deduco che siamo quasi arrivati a destinazione.

Continua…

Love Generation 01

23/05/09

California IX – Prima Parte

PACIFIC PARK

IX

L’Arcobaleno sul Mondo

Prima Parte

In macchina, per tutto il tempo, abbiamo riso e cantato a squarciagola a suon di rock, Bob ha una selezione di canzoni da paura!

Siamo arrivati al Pacific Park di Santa Monica dopo quasi un’ora, a causa del traffico -decisamente più intenso rispetto al primo pomeriggio- che c’ era sulla free-way.

A farci compagnia rimane quell’atmosfera gradevolmente strana, senza nessuna tensione, solo tanta armonia, nei gesti e nelle parole.

Abbiamo voglia di divertirci, come facciamo sempre, ma stavolta senza nessun limite! Ci sentiamo a nostro agio, forse perché siamo liberi di dire e fare quello che ci pare, senza preoccuparci di cosa gli altri potrebbero pensare se sentissero o vedessero determinate cose…

Il sole comincia a calare, e tra i suoi ultimi raggi colorati di rosso- che prima di arrivare a fondersi col blu cobalto del cielo preserale, crea mille sfumature dalle tonalità calde, dipingendo le poche nuvole di rosa- resi tenui dall’arrivo della luna, le mille luci colorate del Luna Park spiccano in lontananza, sfavillanti d’allegria.

Già all’entrata il parco è un’epifania di musica e colori, si sentono giovani urla provenire dal roller coaster, e dolci canzoncine davanti alla casa delle bambole. È proprio come me lo ricordavo, il Luna Lark! Anche se rispetto a quello dove andavo io da piccola, questo è molto più colorato, e ha molte più attrazioni, per grandi e piccini, sembra il paese dei balocchi, più che un parco divertimenti!

-We go toghether like ramma lamma lamma ka dinga da dinga dog- canticchio io all’ingresso del parco, muovendo le spalle a mo’ di danza, intonando la famosa canzone finale di Grease, per incoraggiare Bob a camminare, visto che si guarda intorno spaesato, sentendosi forse fuori luogo, in quell’ambiente troppo giovane per i suoi gusti.

-I got chills, they’re multiplyin’, and I’m losin’ control- replica lui, entrando finalmente nel mood giusto, come se si fosse svegliato improvvisamente.

Una volta passate le titubanze iniziali da parte di Angel Bob, non ci siamo più fermati. Corriamo avanti e indietro come due cagnolini in libera uscita.

Non ci stiamo assolutamente risparmiando in risate, ci basta scambiare uno sguardo dopo aver visto qualcuno o qualcosa che esce fuori gli standard della cosiddetta normalità, che esplodiamo come due matti!

Non facciamo altro che prenderci in giro l’un l’altra… ci siamo fatti un mare di risate anche con uno straniero, un tipo simpatico che incrociavamo spesso mentre facevamo la fila in diverse attrazioni; accompagnava una bambina pestifera –molto carina, aveva gli occhi verdi e le simpatiche treccine che ricadevano sulla salopette di jeans- in giro.

Prima di uscire dal parco ci ha salutati raccontandoci di aver fatto per tutto il tempo da baby-sitter a quella ragazzina, pensando che avesse perso la mamma… e invece, alla fine, gli ha rivelato di essere la figlia della direttrice del parco!  

Ci stiamo divertendo un mondo, abbiamo bevuto frullati al lampone e mangiato zucchero filato fino alla nausea, consumato dosi industriali di pop-corn… Sembra di essere tornati bambini, e la cosa non ci dispiace affatto… anzi, ne siamo entusiasti!

 

Continua…

pacific park sil

18/05/09

California VI – Terza Parte

VI

California Paradise

Terza Parte  

Sentire un nome di donna pronunciato da quelle splendide labbra, racchiuse tra le due fossette che si formano quando la bocca si piega in un sorriso devastante, sotto uno sguardo che gli illumina tutto il viso al solo pensiero di lei, mi manda in tilt. Subito sento le orecchie divenire di fuoco. Possibile che sia fidanzato e io non lo sapevo? Non lo sapeva nessuno, anzi?

-E chi sarebbe Cindy?- oso chiedergli, cercando di essere il più disinvolta possibile, provando a nascondere l’improvviso sgomento dovuto alla probabilità celata dietro quel nome femminile.

-Come chi è? L’avrai vista decine di volte!- continua lui mandandomi in confusione,- È la mia macchina, no? Chi volevi che fosse? – esclama ridendo, dopo qualche secondo, mentre io faccio fatica a nascondere un sospiro di sollievo!

-Forse non te l’ho mai detto, ma io do sempre un nome alle mie auto- spiega, mentre usciamo dal locale salutando Joe, -Tra tutte quelle che ho avuto, questa è quella che preferisco… sarà perché è del ’66… una splendida annata per le macchine!- Mi dice con divertita soddisfazione, alzando il pollice per rafforzare quello che ha appena asserito. In effetti quell’auto sembra appena uscita dalla concessionaria, è tenuta alla grande!

-Mio fratello ne ha una dello stesso anno, tenuta altrettanto bene- dico, sorridendo, sedendomi sul comodo sedile in pelle nera, mentre chiudo la portiera, -Forse hai ragione… il ’66 è stata una grande annata!- scoppio a ridere come al solito, lui fa lo stesso, e in un batter d’occhio siamo già sotto casa mia.

Lo ringrazio del passaggio, ma non vorrei staccarmi da lui, è ancora presto e non mi va di restare sola, non dopo essere stata con Angel Bob per così poco tempo, almeno…

-Hai da fare adesso?- gli chiedo d’impulso, senza pensarci due volte, -Se ti va… possiamo cenare insieme… niente di eccezionale… preparo qualcosa di veloce… ma se non hai altri impegni…

Noto nel suo meraviglioso sguardo un'espressione d’approvazione, e sorrido… Ma il sorriso si spegne non appena sento parlare il mio amico…

-Mi stai chiedendo di non prepararmi la cena da solo, e di non finire la serata davanti al televisore o al pc? Mi dispiace ma non posso…- dice, abbassando e scuotendo la testa, per rialzarla un attimo dopo,- non posso proprio…, no… non posso rifiutare!- conclude ridendo.

-Sciocco!- gli urlo io, dandogli un buffettino dietro la testa, mentre rido più di lui. Ci casco sempre, ogni volta che mi prende in giro, e stasera ne ha più voglia del solito!

Intanto parcheggia Cindy con una manovra da manuale, e saliamo in casa. Preparo velocemente la cena, con lui che mi tiene compagnia in cucina, chiacchierando allegramente.

Cena che consumiamo poco dopo, e si conclude con un bel caffé, gustato seduti comodamente sul divano rosso nel mio soggiorno. Bob lo gradisce particolarmente, e mi fa i complimenti dicendo addirittura che è ancora più buono di quello dell'Ocean Pie!

Era da tempo che non passavo una serata così piacevole… comincio a sentirmi strana… non mi va di parlare, e resto in silenzio ad ascoltare tutto quello che lui dice…

Sarà la stanchezza, o altro, ma ad un certo punto, anche Angel Bob smette di parlare. Nessuno dei due ha voglia di darsi l’arrivederci al giorno seguente.

Quasi a voler interrompere quel silenzio in cui nuotano i nostri tempestosi pensieri, invece, Bob comincia a parlare di musica, citando come sempre, canzoni e gruppi che gli piacciono, facendomi ricordare di aver scoperto per caso, una radio che passa ininterrottamente splendidi pezzi rock, e gli chiedo se gli va di ascoltarla.

Lui accetta entusiasta, e senza lasciare spazio al tempo superfluo, prendo il telecomando poggiato sul tavolino davanti a noi ed accendo l’Hi-Fi, posto qualche metro alla nostra destra, regolando il volume in modo che non disturbi le poche parole che ci scambiamo, lasciando andare la musica in sottofondo. Nel momento in cui partono le prime note dei Platters che intonano “The Great Pretender”, spontaneamente mi rilasso nel suo abbraccio.

Nessuno dei due parla, chiudo gli occhi, mi sembra di essere lontana dalla realtà, di essere su una nuvola, ad ascoltare i battiti del cuore di Bob, che sembrano sincronizzati con la melodia della canzone. Sento il suo respiro sui capelli mentre li accarezza piano, girandoli tra le dita, e sono in paradiso.

Questa notte finirà con le prime luci dell’alba, ma io la ricorderò per sempre, perché ho scoperto di essere viva, e che lo è anche Bob.

Colui che da qui, in California, nella Città degli Angeli, stanotte mi ha condotto in Paradiso.

divano rosso

16/05/09

California VI – Prima Parte

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VI

California Paradise

Prima Parte 

La visione Angelica di Bob ha dato una scossa alla mia serata. Non che prima del suo arrivo fosse noiosa, mi diverto e sto bene anche con gli altri amici, ma con lui è diverso…

Siamo in completa sintonia. Quando si scherza, per esempio, ci spalleggiamo a vicenda: scambi di battute continui, uno lancia l’assist all’altro, che ovviamente raccoglie, senza mai premeditare ciò che diciamo, è tutto spontaneo, siamo praticamente un duo comico!

Anche quando si parla di argomenti seri, è la stessa cosa. Ci ascoltiamo come se fossimo l’uno la voce della coscienza, o dell’anima, dell’ altra… una simbiosi totale. Con lui non si può fare altro che stare bene, è la sua personalità che incute benessere.

E’ un Angelo, dopo l’apparizione di stasera, ne sono convinta!

Meg e Joe continuano a parlare, li sento, ma non li ascolto.

La visione di Bob vestito da Angelo ha rubato tutta la mia concentrazione. Non riesco a distogliere lo sguardo da lui, che avanza con andatura principesca ed elegante verso il juke-box, come fa di solito prima di raggiungerci.

Introduce dentro un paio di monete e digita i codici di diverse canzoni. Poi punta lo sguardo verso le foto appese alla parete, ogni sera, oltre a quella di Bogart, ne fissa una diversa, e chiede informazioni a Joe sul periodo in cui è stata scattata.

Non ne sono sicura, ma mi sembra stasera stia guardando quella in cui Joe, che all’epoca aveva 5 anni, è in braccio a Paul Newman -il quale aveva appena terminato le riprese de “Il mio amore con Samantha” diretto da Melville Shavelson,- con la moglie –coprotagonista del film- che ride divertita accanto al marito, mentre gioca col piccolo Joe sulle ginocchia.

L’avrò osservato fare queste cose centinaia di volte ormai, ho praticamente imparato a memoria ogni sua mossa, ma non posso fare a meno di continuare ad ammirarlo, è più forte di me!

-Hey! Ma ci sei o no?- dice Meg ridendo, mentre fa passare una mano davanti ai miei occhi.

-Eccolo! Shhhhhh! esclamo io, guardando i miei amici, supplicandoli con lo sguardo di cambiare discorso, mentre l’Angelo si avvicina a noi.

-Buona sera ragazzi!– ci saluta con la consueta gentilezza, –Di cosa si parla, se posso intromettermi? Entrando vi ho visti tutti presi dalla discussione!- chiede ridendo, accomodandosi su una sedia tra me e Meg.

-D’amore! Cosa potrebbe esserci di più interessante?- risponde Joe scherzando, beccandosi un’occhiata assassina da me.

-Parlavamo di me e George…- interviene Meg, salvandomi dall’imbarazzo, e dal terrore che il fratellone si lasci sfuggire involontariamente qualcosa, -Sta per arrivare, anzi… credo che a momenti sarà qui, abbiamo da dirvi una cosa importante...– aggiunge, guardando l’orologio mentre sorride, -Infatti eccolo!- conclude radiosa, quando vede entrare il suo amore, che in pochi secondi si aggiunge al gruppo.

-Salve ragazzi!dice, con la solita allegria che lo contraddistingue, dando un bacio affettuoso alla sua fidanzata, -Stasera siamo al completo, eh?- continua sorridendo, guardando tutti.

Da quando George vive qui, lo vedo quasi tutte le volte che incontro Meg, e devo dire che è proprio come lo descriveva lei. Solare, divertente, dolce, affettuoso… Sono una coppia perfetta, stravedono l’una per l’altro, e fanno innamorare dell’amore chiunque li abbia sott’occhio.

Vederli insieme fa venire voglia d’amare anche ai cuori più aridi! George ha mollato tutto per vivere insieme al suo amore, appena ne ha avuto l’occasione, non ci ha pensato due volte a lasciare Denver, la città natale, e trasferirsi qui. È un ragazzo d’oro, degno della nostra amica.

Io e Bob abbiamo parlato diverse volte di loro, trovandoci ovviamente d’accordo che siano fatti l’uno per l’altra…

Ci rende felici il fatto che siano riusciti a superare le difficoltà alle quali tante persone si arrendono, quando di mezzo ci sono centinaia di miglia a separarle.

-Meg ci diceva che avete da dirci una cosa importante…C’è qualche problema? Dobbiamo preoccuparci?- chiede apprensivamente Bob, col viso serio, guardando entrambi.

Joe, invece, ha uno sguardo incuriosito, lo stesso che gli ho visto sul viso ormai tantissime volte, lo fa sempre, quando cerca di intuire cosa stia per dire il suo interlocutore.  

Continua…

ocean pie group copia

13/05/09

California IV - Terza Parte

IV

I colori di Hollywood

Terza Parte

 

bogart-vert Lui, che ama il cinema così tanto, da fermarsi ogni volta che entra nel diner, a guardare la foto di Humphrey Bogart ritratto anni prima col padre di Joe, -all’epoca era poco più di un ragazzo, il vecchio Vincent- che sorride orgoglioso accanto alla prima movie star ad aver messo piede in quel locale, non può pensare cose del genere riguardo alla terra dei sogni!

-Adesso? Ma io…

-Adesso!mi impongo, prima di fargli finire la frase, -Anzi, facciamo così, visto che andiamo a Hollywood, e a dirla tutta, di mattina non è che sia un granché, che ne dici di passare prima agli Universal Studios? Se siamo fortunati, potremmo beccare qualche set…

-Ora sì che hai detto una cosa saggia!risponde finalmente entusiasta, -Per me non c’ è niente di meglio che passare una giornata tra i set cinematografici… però dopo si fa anche un salto nella Universal City Walk… sai com’è… l’Hard Rock Cafè… si può pranzare lì, che dici?- aggiunge sorridendo. 

-Perfetto! Vada per l’Hard Rock hrCafè, allora! Lo sapevo che ti saresti fatto corrompere subito!- Rido, facendo credere a Bob che sia per la battuta, ma in realtà è perché sono felice abbia accettato… trascorrere del tempo con lui, al di fuori dell’Ocean Pie, mi fa risalire l’adrenalina a mille, anzi, a molto di più!

-Mah, sai com’è… amo il cinema, amo il rock… se li metti insieme come faccio a dire di no?- afferma allegro. È bellissimo vederlo ridere, ha una risata meravigliosa, aperta e musicale, che gli illumina quel suo viso da Angelo un po’ paraculo.

Ci alziamo e  dirigendoci alla volta di Hollywood, la città dei sogni, con l’entusiasmo di due ragazzini in procinto di una piccola grande avventura, sicuri che il divertimento non mancherà.

È stata una giornata splendida, trascorsa tra risate ed effetti speciali, e il mio amico ne è entusiasta.

2305118-LA--Walk-of-Fame--Hollywood-Boulevard-1Dopo gli Universal, seguendo il nostro programma, siamo stati a Hollywood Boulevard, sulla Walk of Fame, che come sempre era un’epifania di luci e colori dalle mille sfumature. Abbiamo ricalcato le orme lasciate dai divi nel corso degli ultimi cento anni, -più o meno- e fatto visita al museo dei guinness, oltre a quello delle cere, ovviamente!

Prima di tornare a casa, siamo ripassati all’Ocean Pie a prendere l’ennesimo caffé, per rilassarci un po’ dopo le otto ore appena trascorse, che ci hanno visti attivi e reattivi. Anche divertirsi stanca! Joejurassic3USH siede al tavolo con noi, e ci chiede com’è andata la giornata. Ride ad ogni aneddoto che gli raccontiamo, e si è praticamente piegato in due quando gli abbiamo detto di quei tre ragazzi che si sono voluti sedere davanti, alla canoa di Jurassic Park, perché pensavano che fosse più emozionante, e alla fine si sono ritrovati zuppi d’acqua dalla testa ai piedi! 

È tardi, ci sono poche persone nel locale, e la cosa non dispiace a nessuno dei tre. Dovremmo andare, io e Bob, ma preferiamo tenere compagnia al nostro amico, mentre l’ultimo tavolo resta occupato. Finalmente chiedono il conto, e Joe si alza per servirli, lasciandoci di nuovo soli.

-Sai che avevi ragione?- mi fa il mio amico Rocker, dopo che l’altro si è allontanato, -Hollywood è veramente deliziosa vista sotto la tua prospettiva! Era una vita che non mi divertivo così- aggiunge sorridendo.

-Io ho sempre ragione!gli dico scherzando, fingendo un’aria snob e noncurante, mentre finisco di sorseggiare l’ultimo caffè.

-Si, certo!risponde lui, –Quando non ce l’ ho io!- gli faccio una linguaccia che lui ricambia, prima di scoppiare a ridere, sapendo che con quella frase mi ha reso più felice di un bimbo che apre i regali di Natale. 

E ridendo, è finita anche questa splendida giornata, che mi ha avvicinato ulteriormente a Bob… E intanto, mi sento sempre più parte della California, e della Città degli Angeli

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gw

12/05/09

California IV – Seconda Parte

IV

I colori di Hollywood

Seconda Parte 

Continuo a scherzare in modo più o meno disinvolto, facendo finta di niente. Spalanco gli occhi avvicinandoli ai suoi, e cerco di metterlo un po’ in imbarazzo… una volta tanto mi piacerebbe vederlo arrossire!

-Forza Bob, guardali, cosa dicono i miei occhi?- lui però non si tira indietro, e non da segni d’impaccio, accetta la sfida che gli ho lanciato, e comincia a scrutarmi pensando a cosa asserire.

-Mmm… Ok bimba! “Apri gli occhi, e guarda il cielo pieno di sole. Il vento è calmo, gli uccelli canteranno che tu fai parte di ogni cosa…” . I Beatles… che mito! “Dear Prundence”… che canzone!- dice scuotendo la testa in segno di assenso alle sue stesse parole. Rido, non è possibile che abbia una frase da citare per ogni circostanza! -Dear Prudence, let me see you smile, Dear Prudence, like a little child, The clouds will be a daisy chain. So let me see you smile again. Dear Prudence, won’t you let me see you smile?”- continua cantando, impegnandosi a fare gli accordi giusti su una chitarra immaginaria.

-Allora! La smetti con le citazioni? Ti avevo fatto una domanda, io, o no?lo ammonisco ironicamente -anche se adoro sentirlo cantare!- portandomi le mani sui fianchi, e avvicinando gli occhi ancora di più ai suoi.

-Ok ok, la smetto!- risponde lui, alzando le mani e ridendo, in segno di resa, -Mmm…vediamo… Quello che dicono questi occhi non lo so, ma di sicuro non sono tristi,- asserisce, fissando il suo sguardo nel mio, per fare un esame approfondito, e sono anche molto belli…aggiunge sottovoce, quasi impercettibilmente, come se quella frase gli fosse scappata contro il suo volere.

-Cosa?- Gli chiedo fingendo di non aver sentito, scostando di scatto gli occhi dai suoi. Quel complimento uscito d’istinto dalle sue labbra, mi ha provocato una piacevole morsa allo stomaco, e un sorriso falsamente divertito, perché in realtà, so che sorrido di piacere… vanità femminile?

-Ehy! Andateci piano, ragazzi- s’intromette Joe, poggiando una mano sulla mia spalla, e l’altra su quella di Bob, passando dietro di noi giusto il tempo di dire la sua solita parolina esuberante, piazzata lì apposta per metterci simpaticamente in imbarazzo, e poi fuggire via tra i tavoli del locale, -Gli occhi possono essere più pericolosi di un’arma da fuoco, non ve lo ha mai detto nessuno?- dice facendoci l’occhiolino, mentre si allontana. Il mitico Joe… più lo conosco, e più penso che sia matto!

-Dicevi?- continuo io, sperando di riprendere la conversazione dal punto in cui Joe ci aveva interrotto.

Mi piacerebbe sapere perché gli piacciono i miei occhi... cioè… se il suo gradimento è dovuto semplicemente al colore di verde chiaro, non molto comune, che mi è stato donato dalla genetica e da Dio, oppure magari all’espressività… La seconda ipotesi mi alletta di più… sapere di aver un bel colore d’occhi nascosto dietro uno sguardo da pesce lesso non è il massimo!

-Niente… dai siediti, ti offro il caffèrisponde invece, cambiando discorso,

-Quindi mi dicevi, ieri sera sei andata a Pasadena, poi Hollywood… Ti è piaciuto?no, non ha cambiato discorso, ha proprio virato da un’altra parte, tornando sulla strada senza curve… meglio così… mi sarei imbarazzata troppo… forse.

-Si, tantissimo!rispondo, riprendendo un tono abbastanza tranquillo, lasciando perdere le mie considerazioni, e facendo tornare l’entusiasmo nelle mie parole, -Sono due zone che mi mettono allegria… con tutti quei locali dalle luci colorate…

-Hollywood non è mica solo luci colorate…- dice, interrompendomi bruscamente, come se volesse ammonirmi per il mio entusiasmo, -nasconde anche brutte storie…sai? Come l’assassinio di Marilyn, per esempio… Io non ci vado quasi mai da quelle parti, non mi piace molto…, mi mette un po’ d’ansia…- afferma con tono sicuro, dando l’ultima sorsata al suo caffè.

-Bob, ma che dici?!?- gli chiedo ridendo, stupita dalle parole pronunciate dalle sue labbra, -Che cavolo c’entrano gli omicidi con la “Walk of Fame”? Guarda, tu adesso ti alzi e vieni a Hollywood con me! È un ordine e non accetto un no come risposta! Rinuncio anche allo shopping che avevo in programma, oggi, per farti cambiare opinione!dico in tono giocosamente minaccioso. 

Continua… 

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11/05/09

California IV – Prima Parte

cap.4 - 1p

IV

I colori di Hollywood

Prima Parte

Oggi mi sono alzata presto, ho ancora l’adrenalina in circolo nel sangue (sembra non voglia saperne di arrestarsi!) per la serata di ieri trascorsa on the road in giro per Los Angeles, in compagnia solo del vento che entrava dal finestrino soffiando indietro i miei capelli, -proprio come mi aveva suggerito di fare Bob, parafrasando il Boss- e della musica tenuta ad un volume ai limiti della decenza per i miei timpani, e quelli altrui.

È stato divertente, per una sera, lasciare fosse il caso a farmi da guida, invece di una mappa. D’altra parte, ormai qui ci vivo da abbastanza tempo, per cui, riesco a spostami senza problemi -o quasi- anche senza aiuti esterni alla mia memoria, affidandomi solo al senso dell’orientamento.

Quello di cui ho bisogno ora, è una bella doccia rigenerante che faccia scivolare via lo stordimento dovuto alle poche ore di sonno; è sabato, e non mi va di restare a casa a dormire! Passerò la mattina a fare shopping, ogni tanto non fa male alleggerire un po’ le carte di credito!

Mi affretto a prepararmi e mi accerto di averle tutte con me, insieme alle chiavi di casa, ed eccomi pronta a dimezzare le mie finanze. Prima però passo all’Ocean Pie, ieri sera ci sono stata per troppo poco tempo, e ora sento la mancanza dell’odore di caffè e simpatia che si può respirare solo lì dentro!

Dista poco da casa mia, mi bastano dieci minuti e sono già all’entrata del locale. Spingo la porta d’ingresso, e con gradito stupore, vedo Bob seduto al bancone che legge il giornale sorseggiando, per l’appunto, la bevanda scura e calda dall’aroma profumato, che ormai è diventata compagna immancabile delle nostre conversazioni, oltre che dei pensieri, quando siamo soli.

-Ciao Bob, che ci fai qui a quest’ora?- esclamo, senza nascondere il piacere di vederlo.

-Buon giorno Milady! Potrei farti la stessa domanda, non trovi?anche lui, come me, mi ha saluto lasciando trapelare dal suo sguardo sincero la felicità di vedermi lì.

-Beh… in effetti… hai ragione, stavolta…. Ma solo per stavolta!rispondo, scherzando come al solito. Il fatto è, che quando lo vedo, il buon umore si fa spazio da solo tra le mie parole, senza lasciarmi nemmeno il tempo di pensare a quello che dico.

-Allora, dove ti ha portato ieri sera la macchina?riprende, dopo aver riso senza replicare alla mia battuta, e aver sorseggiato un po’ del suo caffè, -Non dirmi a casa a dormire però, altrimenti mi deludi!- continua, sempre scherzando, in attesa della risposta.

-No, no! Lungi da me il deluderti!- rispondo in tono melodrammatico, prima di riprendere quello semiserio, dopo l’ennesima risata -La macchina ieri mi ha portato a fare un bel giro! Prima a Pasadena. C’era come al solito un gran movimento, e anche un bel po’ di traffico… ma del resto, di venerdì sera, con tutti i locali che ci sono lì, c’era da aspettarselo…- Bob segue con interesse tutto quello che dico, non so se sia dovuto alla curiosità di sapere cosa penso di Los Angeles, vista ancora con gli occhi da turista, o perché di sera non si allontana dall’Ocean Pie da un periodo di tempo biblico, e gli interessa sapere se in città tutto gira come sempre, -e poi a Hollywood Boulevard…ho un attimo di esitazione… e se Bob seguisse con interesse perché avrebbe voluto essere con me, ieri?

-A cosa pensi?mi chiede distogliendomi da quello strano ragionamento, mentre riaccosta la tazza rossa che stringe in una mano, alle labbra leggermente schiuse.

Si è accorto subito che qualcosa mi ha distratta, ci riesce quasi sempre, come se fosse in grado di leggermi la mente, tanto che mi sono abituata a non farmi cogliere impreparata dalle sue domande, e a tenere una risposta pronta, che mi tira repentinamente fuori dall’imbarazzo delle sue giuste riflessioni. A volte mi viene da pensare che abbia poteri soprannaturali, come un Supereroe, o un Angelo.

-Io?... Ehm… Prova ad indovinare, dai… non è difficile! Infondo, gli occhi sono lo specchio dell’anima… se li guardi bene, magari riesci a leggermi dentro!

Rido, apparentemente per quello che ho detto, e in un certo senso è così… perché senza accorgermene, mi sono lasciata sfuggire quello che stavo pensando… anche se sono certa che Bob, non ha bisogno di guardarmi negli occhi per leggermi dentro, ci riuscirebbe anche guardando da un’altra parte. Ma non glielo dico.  

Continua…

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10/05/09

California III – Seconda Parte


III

In viaggio verso l’orizzonte

Seconda Parte

 Improvvisamente mi è venuta una gran voglia di andare a fare un giro in macchina… Non so nemmeno dove, ma è irrilevante… ora so solo che voglio salire in macchina e guidare! Raccolgo le mie cose e salutando il proprietario del diner, mi dirigo verso l’uscita, sto per spingere la porta di vetro, ma qualcuno dall’esterno anticipa la mia mossa.

-Bob!alzando d’istinto lo sguardo, il cuore mi si è fermato per un attimo, quando mi sono trovata la sua figura slanciata davanti agli occhi.

-Già vai a casa?mi chiede sorpreso.

-No… sto andando a fare un giro in macchinaIn realtà non ne ho più molta voglia, mi farebbe maggiormente piacere restarmene all’Ocean Pie, ora che c’è anche lui… ma ormai l’ho detto, e non vorrei che il mio amico potesse fraintendere l’improvviso dietro front…

-Ah! E dove te ne vai di bello?mi chiede ancora, sorridendo con disinteressata calma. Non so perché, ma vorrei che chiedesse di accompagnarmi, o restare lì con lui, e invece continua a sorridere, cavoli!

-Veramente non lo so, sarà la macchina a decidere dove portarmirispondo ridendo, cercando nel sorriso un modo disinvolto per celare quella punta di delusione che mi ballonzola dentro.

-Wow! Anche a me venivano queste voglie, certe notti… da amante dello spirito on the road, non posso fare altro che dirti “Tira giù il finestrino e lascia che il vento soffi indietro i tuoi capelli, la notte è tutta per te, questa strada a due corsie ti porterà ovunque vorrai”. Parola del Boss!mi dice, facendomi l’occhiolino, rivelandomi che è una citazione tratta da una canzone di Springsteen -Vai e divertiti, poi domani voglio un rapporto completo della serataaggiunge sorridendo. A questo punto, direi che proprio non gli dispiace restare solo, stasera… Mi ha dato anche la benedizione con una delle sue citazioni rock!

-Ok, capo! Mi accompagni alla macchina ?Non mi resta altro da fare che continuare quel gioco, e fingere di essere contenta di andare via…

-Volentieri Milady- continua lui, facendo un gesto con la mano, invitandomi ad andare avanti.

Ci incamminiamo verso l’ auto senza dire niente, e ora che siamo arrivati, è giunto il tempo dei saluti, purtroppo…

-Beh, grazie per la breve ma intensa compagnia! continuo io scherzando.

-My pleasure, Milady!questo tono giocoso che usiamo tra noi lo adoro, ormai contraddistingue quasi tutte le nostre conversazioni, e talvolta è un buon nascondiglio nel quale rifugiarsi, dopo aver detto qualche frase troppo carinamente esplicita, sfuggita al controllo dell’impulso.

Istintivamente, –a proposito d’impulso, appunto- l’ho salutato con un bacio affettuoso sulla guancia, che lui prontamente ha ricambiato, colorando leggermente di rosso, il bel viso posto sotto i capelli neri e corti. Poi sono salita in macchina, accendendo motore e autoradio. Lui mi fa l’ultimo cenno di saluto con la mano, e si allontana dall’auto.

Ingrano la prima, e mentre le ruote del veicolo cominciano a solleticare l’asfalto fresco della sera, fisso gli occhi nello specchietto. Vedo Bob poggiato con la schiena e un piede sul palo di un lampione, ha il braccio sinistro piegato tra il petto e lo stomaco, e il gomito destro poggiato sulla mano, con l’indice e il medio dell’altra mano sulle labbra. Guarda la mia auto allontanarsi con aria seria e assorta. Chissà cosa sta pensando! Il fascio di luce che lo avvolge dall’alto, sembra un bagliore celestiale messo lì da Dio in persona, per accentuare quel non so che di angelico impregnato nella sua figura, rimasto lì fin dalla prima volta che l’ho visto…

Intanto la radio passa “Old Man” di Neil Young. Non male la musica rock, devo cominciare ad ascoltarla più spesso!

Mentre do ancora un’ultima occhiata al Rocker Celeste dallo specchietto, sorrido e ingrano la seconda, cominciando il mio piccolo “viaggio” diretta chissà dove, forse verso l’orizzonte di un nuovo Oceano, qui, in California, nella Città degli Angeli.

spekkio finito 

 

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